
Più di una volta ho cercato di fare il conto di quanti differenti appartamenti ho abitato nella mia gioventù e ne ho contati almeno diciassette.
Praticamente quasi uno all'anno,con trasferimenti improvvisi e senza ripensamenti,in corrispondenza di ovvie necessità di abitare non troppo lontano dal cantiere dove mio padre si trovava a lavorare.
Trasferimenti e spostamenti che poi sono decisamente e definitivamente cessati quando, a venti anni, mi sono sposata.
Lo scossone necessario, però', per uscire dall' epoca dei sogni e delle storie fantastiche, raccontate fra me e me, l'ho avuto verso i tredici_quattordici anni,dopo un brusco dimagrimento, forse indotto da certe gocce di cui ricordo il sapore amaro e il colore bruno, che mi furono prescritte da un medico per un fastidioso e imbarazzante problema di enuresi notturna....e che, sicuramente furono la causa di una fastidiosa insonnia, che terminava solo all'alba e di cui non mi sembra di aver mai parlato con i miei.

Di conseguenza, diventavo ogni giorno più svogliata e disattenta.
Le ore di lezione erano per me, in quegli anni, un tormento insopportabile, al quale cercavo di porre rimedio, con mezzi infantili e inconsistenti: tenendo la mia mente occupata in fantasticherie o disegnando di nascosto, pupazzetti e ballerinee pensando ai fatti miei, estraniandomi completamente dagli altri, senza peraltro, soffrire di alcun senso di colpa.
Ero arrivata anche a sfruttare,ricordo, in seconda media, la mia pessima calligrafia, utilizzandola per imbrogliarevolutamente, sia madre che la professoressa di latino, che, ritenevo, assegnasse troppe traduzioni e troppe frasi da tradurre ...
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Avevo creato e collaudato un sistema per evitare
di fare i compiti e tentare di non essere scoperta.
Mi limitavo a scrivere solo il numero della frase
da tradurre, all'inizio del rigo, e poi, sfruttando
la mia grafia già notoriamente illegibile, e continuavo, fingendo di scrivere e muovendo la penna in modo tale da imitare gli indecifrabili scarabocchi che costituivano il mio usuale modo di scrivere, sicura che nessuno avrebbe fatto lo sforzo di cercare di capire e correggere i miei compiti, per difficoltà, pigrizia o per mancanza di tempo.
Avevo creato e collaudato un sistema per evitare
di fare i compiti e tentare di non essere scoperta.
Mi limitavo a scrivere solo il numero della frase
da tradurre, all'inizio del rigo, e poi, sfruttando
la mia grafia già notoriamente illegibile, e continuavo, fingendo di scrivere e muovendo la penna in modo tale da imitare gli indecifrabili scarabocchi che costituivano il mio usuale modo di scrivere, sicura che nessuno avrebbe fatto lo sforzo di cercare di capire e correggere i miei compiti, per difficoltà, pigrizia o per mancanza di tempo.
Lo strano è che all' epoca, l'unica materia che riusciva a
tenere viva la mia attenzione, era, incredibilmente, la matematica: soprattutto la geometria, dove pare, che io possedessi veramente tutto quello che necessitava: buona capacità di ragionamento e logica.
Sono stata infatti, piuttosto brava alle medie, addirittura conosciuta in tutta la scuola, anche perchè, parecchie volte avevo consegnato il compito in classe di matematica dopo pochissimi minuti...tra lo stupore delle compagne.

Ma io ero negata sia a spiegare a loro che non capivano, sia a sussurare:.
ho sempre avuto una voce squillante e poi avevo anche l'impressione che molte delle mie compagne fossero appena scese da qualche montagna, magari venivano da qualche sperduto paese nascosto nel massiccio della Maiella e tra quelle montagne abruzzesi,con tutta probabilità, non avevano mai visto un triangolo o un angolo retto.
Certo non avevano a disposizione come me.....un tavolo da disegno con tutti gli attrezzi del caso e un padre molto impegnato ma pur sempre ingegnere.
E così tra insuccessi ed exploits matematici....sono arrivata alla bocciatura in terza media.
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Mia madre non voleva gente all'interno della nostra nuova prorietà e subito intimò lo sfratto a quelle persone...
Sfortunatamente si trattava di famiglia imparentata con le suore del' ISTITUTO RAVASCO dove io stavo frequentando la terza media......
In perfetto stile mafioso, mia madre venne chiamata dalla madre superiora e messa di fronte al mio scarso rendimento, mentre, contemporaneamente le veniva chiesto di recedere dall'azione di sfratto per quella " particolare" famiglia.
Ma le leggi in vigore all'epoca erano dalla parte dei compratori e le pressioni della superiora dell'istituto, su mia madre , non sortirono l'effetto sperato.
Tutto questo non mi fu certo detto chiaramente: fui lasciata nel buco nero della mia inadeguatezza e dovetti ripetere l'anno scolastico.
Solo dopo qualche anno, mia madre cominciò a parlare del fatto e io potei cogliere il senso di tutto quello che mi era accaduto, quando ormai la crisi era passata e io felicemente frequentavo le magistrali in un altro istituto: sempre RAVASCO...ma in altra zona della città e con altre suore.
Contemporaneamente il mio fisico, che aveva raggiunto il ragguardevole peso di settantadue chili, a undici anni e mezzo, comincio' velocemete a normalizzarsi.
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ma io non la conoscevo e per di più continuavo a mangiare chili scamorze abruzzesi, trascorrendo, però, mattinate intere in mare , tentando sempre di nuotare come Ester Williams..
Poi, senza accorgermene, mi ritrovai, a giudicare dalle pochissime foto in mio possesso oggi, abbastanza carina, ma ahime', anche, "appetibile".
Uso proprio questa parola perchè a 13 anni, anche se potevo dare l'idea di essere diventata adulta, ero ancora soltanto una sognatrice, con qualche problema a rapportarmi con i maschi, che, talvolta, in talune situazioni estemporanee e decisamente fuori luogo, tentavano qualche approccio tra il volgare e il "furfantesco".
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Non ero certo ancora pronta a confrontarmi con esemplari dell'altro sesso , io che pur avendo raggiunto una taglia adulta mi continuavo ad acculturare solo su libri di zoologia e su storie di animali della foresta.
Mi ricordo che mio padre all'epoca mi regalo una enciclopedia degli animali molto interessante e io mi appassionavo a leggere delle diversità di comportamenti tra le varie specie e razze.
Quello che ancora non mi era chiaro era il significato dei simboli maschile e femminile che venivano rappresentati con alcune lettere dell'alfabeto greco ..
Io all'epoca frequentavo l'istituto magistrale, tutto al femminile, tenuto dalle solite suore Ravasco, dove il greco, ma anche l'educazione sessuale non erano previsti.

Mia madre, naturalmente non ha colpe, dato che era stata discriminata ella stessa,essendo stata la figlia maggiore di undici ed alla tenera età di dieci anni, venne ritirata da scuola poiche' necessaria in casa, .. quindi , come contentino, mandata dalle suore, solo per alcune ore del pomeriggio per imparare a ricamare l'indispensabile corredo.
In conclusione devo dire che il mio brusco risveglio dall'eta' dei sogni e delle favole a lieto fine, si è avuto solo e quando, mio fratello e mia sorella si sono sposati.
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Questi due fatti avvenuti in rapida successione, nello stesso anno, in modo non indolore, ma anzi a mio avviso, molto traumatico, hanno certamente avuto una notevole influenza sulle mie scelte successive..
Mi sono ritrovata a sedici anni ..in una casa vuota ....con due genitori in crisi e veramente preoccupati: direi anzi, , senza mezzi termini,e senza tema di smentite, in lotta per la sopravvivenza.
Infatti nel breve volgere di un solo anno, la mia famiglia, prima così movimentata e vivace, si è dimezzata e la casa in cui vivevo si è svuotata.
A farmi compagnia sono rimasti solo gli animali, cani, e volatili in genere: anatre oche, galline e uccellini vari..
Mia madre aveva con successo allevato più di un centinaio di canarini negli anni precedenti e adesso tutta quella popolazione di volatili era stata immessa in una grande voliera che altro non era che una specie di garage nel giardino a cui era stata applicata una rete ul davanti.
Questo perchè mia madre oramai non aveva più ne tempo ne voglia di allevarli e cercava disperatamente di venderne almeno una parte.....
Sono stata una adolescente timida e insicura, ma prima ero stata una bambina socievole e felice:.
felice di essere nata in una famiglia gia' formata, con fratello e sorella gia' grandi, una bambina che amava giocare nell'acqua e sulla spiaggia con la sabbia dorata dell'adriatico, in un luogo stermintato, immenso, senza confini apparenti, dove ci si poteva perdere al solo allontanarsi di pochi metri dalla mamma e dall' ombrellone, ....in un posto caldo, dove camminare era faticoso e poteva anche diventare pericoloso.
Allontanandosi dal bagnasciuga,a mezzo giorno, infatti, si rischiava di scottarsi i piedi.
Un luogo destinato ai giochi, al divertimento e al riposo,che pero' risuonava di grida e di rumori da mane a sera, un mondo dai colori naturalmente allegri, tenui, pastello, in cui si inserivano bene le note forti date dalle stoffe che ricoprivano, specialmente a inizio stagione, tanti ombrelloni disposti in file e in tanti differenti segmenti che si modificavano a seconda dello stabilimento a cui essi appartenevano.
Nessun confine tra uno e l'altro, solo il colore diverso degli ombrelloni e a volte delle sedie aiutava ad orientarsi...e poi colori, tantissimi colori: accappatoi, salvagenti, giochi gonfiabili, palle, e cosi via......
Sono stata una bimba, prima, ma anche una ragazzina
poi, un po' pienotta che, a volte, al mattino, svegliandosi, rimaneva incantata a guardare la scia di luci cangianti che il sole, apparendo improvvisamente all'orizzonte e sollevandosi quasi a fatica, lentamente dall'acqua, mandava fino a lei...
una scia che sembrava seguirla dovunque, che si muoveva con lei ..andando a destra ed a sinistra, spostandosi solo per venirle incontro.
Ho provato tante volte a dipingere e a riprodurre su tela o su carta quello spettacolo meraviglioso, rappresentato dal mare calmo al mattino in primavera, nei momenti in cui ero costretta ad alzarmi per andare a scuola, per passare tante ore noiose in aule grigie e tristi, ma non ci sono mai riuscita:
il risultato è stato sempre deludente, perchè non si puo' riprodurre un ricordo avvolto da un velo di nostalgia e che cambia continuamente.

Non c'erano all'epoca quelle brutte sequenze di scogliere artificiali che tanto danno hanno fatto al litorale pescarese la sabbia, il mare di un verdino pallido, quando era calmo, durante l'inverno diventava marrone scuro e sembrava volere inghiottire tutta la spiaggia, quando soffiava un ventaccio impetuoso che fischiava ininterrottamente per giornate intere,immalinconendoci, sollevando vorticosamente la sabbia e accumolandola negli angoli più esposti.
Era difficile allora tenere gli occhi aperti..i granelli ci accecavano e a volte addirittura ci impedivano di respirare, ma soprattutto era quel rumore continuo che ci accompagnava per giornate intere,che ci rendeva nervosi e ci immalinconiva......
Sembrava allora, che la spiaggia dovesse scomparire inghiottita dal mare, salvo poi, stranamente, venirci restituita.. ancora piu' grande e invitante quando il vento smetteva di soffiare e il tempo si metteva al bello.........

Questo era il panorama che vedevo dalle finestre di Villa Livia.L'inverno poi era particolarmente triste e solitario :
si rimaneva quasi tutto il tempo in casa....soli e senza gli amici che durante l'estate vedevamo tutti i giorni sugli stabilimenti , in spiaggia...e al pomeriggio al centro.....durante la passeggiata che invariabilmente finiva con gelati splendidi e le cosidette "VASCHE" che poi altro non erano che il percorrere e il ripercorrere della strada principale di Pescara "IL CORSO".
Le comitive le simpatie le coppiette si rincontravano li il pomeriggio per chiacchierare..per rinsaldare amicizie..e fare programmi per qualche serata nei locali all'aperto e anche per spettegolare.
VEDERE E FARSI VEDERE, PER I GIOVANI ERA IMPORTANTE ALLORA..... COME ORA.
Tutto questo di inverno finiva.....e si perdevano contatti e amicizie..particolarmente quando si arrivava alla maturità.
PESCARA NON AVEVA L'UNIVERSITA' A QUEL TEMPO ..per cui i ragazzi..particolarmente i maschi..(poche le femmine a quell'epoca)..si trasferivano a Roma, Bologna, Napoli....e cosi'...anche i piccoli flirts estivi venivano dimenticati e archiviati.
Per chi rimaneva c'era solo il cinema come passatempo ..quasi obbligatorio..... Sette cinema che proiettavano un film nuovo alla settimana, percui noi ragazze potevamo vedere un film al giorno e spesso li vedevamo tutti ...ovviamente accompagnate dai genitori.
Una ragazza a cinema da sola o con amiche ?
.....mai neanche a parlarne!
Un balletto a casa di un ragazzo? neanche chiedere: vietato!
Solo le ragazze davano balletti.... dove si potesse andare.....ma le famiglie si dovevano conoscere gia'.....!
E per sfuggire alla sorveglianza? Non c'era che tentare di inventarsi una partita a tennis con l'amica del cuore:che poi se invece di un singolo diventava un doppio misto,nessuno lo veniva a sapere.
Allora si diceva "fidanzato" e fidanzato doveva essere, con tanto di presentazione ai rispettivi genitori, alle famiglie,anelli e date gia' prestabilite..
A farmi compagnia sono rimasti solo due cani e volatili in genere: anatre oche, galline e uccellini vari.
Mia madre aveva con successo allevato più di un centinaio di canarini negli anni precedenti e adesso tutta quella popolazione vivace e canora era stata immessa in una specie di camera voliera, per mancanza di tempo e in attesa di una possibile vendita, una stanza con una parete di rete, qualche grosso ramo secco che faceva da posatoio, grosse scodelle di cibo e semi e tanti nidi,ma i canarini non gradiscono la promiscuità e le coppie non covavano ...e se nascevano figli li abbandonavano e ....la popolazione non aumento più.

CI SAREBBE DA FARE UNA BELLA RIFLESSIONE SU QUESTO TIPO DI COMPORTAMENTO ANIMALE E VALIDARE I RISULTATI CHE SONO APPLICABILI ANCHE AGLI UMANI. I canarini, infatti, come molte razze di animali, hanno bisogno di privacy: non accettano la presenza di altri esemplari della loro razza nel loro spazio vitale...soprattutto quando amano e quando allevano i figli.
Non tollerano la presenza di maschi della stessa specie nella loro casetta di rete......non vogliono neanche vedere altri rappresentanti della loro razza mentre sono in cova.
I maschi non vogliono intrusioni altrimenti si combattono ferocemente.
Questo succede anche per i canarini che sembrano cosi miti ed indifesi.

QUESTA INFELICE ESPERIENZA E' STATA DA ME FATTA PER IGNORANZA....
POICHE' APPENA CATTURATO UN SECONDO PETTIROSSO, L'HO INFILATO NELLA STESSA GABBIA DEL PRIMO,PENSANDO CHE POTESSERO FARSI COMPAGNIA.
Era facile con rudimentali trappole fatte si un quadrato di rete e un bastoncino catturarne anche parecchiper volta,per poi immetterli,in un'altra grande voliera, cosi da poter guardarli e studiarli amio piacimento.
Quando il terreno era coperto di neve,era facilissimo prendere uccellini affamati, facendo cadere una rete su di loro: bastava tirare un bastoncino legato con una corda lunga anche meno di cinquanta metri.
Io aspettavo immobile e nascosta che si avvicinassero a mangiare le granaglie e quando erano sotto...... ."ZAC"! Il gioco era fatto! Alla cattura di questi bellissimi animaletti mi dedicavo con perseveranza molto maggiore del dovuto, ed essi finivano numerosi nella trappola da me posta nel fondo del giardino di dietro, durante l'inverno, e poi, da lì, venivano immessi senza alcuna particolare precauzione, in un'ampia voliera....
Ho avuto di tutto, fringuelli, cardellini, capinere, pettirossi, silvie varie e perfino un'upupa e unbarbagianni, ferito e nutrito coraggiosamente di carne e topini....
I pettirossi venivano catturati molto più semplicemente con un cestino, sotto il quale si poteva mettere un pochino di carne macinata...
Sono animali curiosi e vengono a vedere che succede nel loro territorio,e quindi vanno facilmente a ficcarsi sotto un cesto posizionato nel giardino, sono imprudenti e si fanno anche sentire , battendo il becco.
I passeri invece sono molto furbi e non si fanno catturare quasi mai.
Credo sia un problema di vista e di riflessi pronti....
Sfuggivano all'ultimo momento, mentre i fringuelli ..stupidi ,restavano sotto la rete anche a quattro alla volta.
..e mentre io mi dedicavo a questi passatempi giovanili, mia sorella e mio fratello prendevano il volo.......
la caduta di Varsavia
Certo quando uno si ferma un pochino a riflettere sul passato, alcune scelte fatte in gioventu', che, al momento, erano sembrate dettate da innamoramenti e passioni, possono, invece apparire, col passare del tempo, il risultato di ragionamenti fatti a freddo, per creare intorno a se un ambiente idoneo, sicuro e stabile, in cui poter vivere, dedicandosi soprattutto a quelle attività per le quali ci si sente versati e che appaiono le più adatte ad assicurarsi una vita tranquilla e senza grandi scossoni.
Si può arrivare a credere che ci sia stata una connessione diretta tra causa ed effetto, che spinse ed influenzo' le scelte fatte a quel tempo, uno sforzo inconscio per evitare di ripetere esperienze spiacevoli già precedentemente sperimentate.
Una sorta di compensazione, un tentativo di raddrizzamento, un colpo di timone semiautomatico ma non spontaneo, per procurarsi tranquillità e sicurezza.
MARTA ARGERICH CHOPIN POLACCA OP. 53
" L'ANNO ORRIBILE "....fu quello che segno' l'abbandono del nido da parte di mia sorella e, prima, ancora di mio fratello.....
Se i mie ricordi non mi tradiscono Guido si sposo' a marzo... senza il consenso dei genitori, che anzi avevano fatto di tutto per tentare di farlo ragionare.
Ma lui, testardo, a 21 anni esatti, si sposo' civilmente e da quel momento per almeno cinque anni non lo vedemmo più.
Mia sorella si sposo', anche lei, a giugno dello stesso anno ,
ma con tutto il solito ambaradam di inviti, partecipazioni, ricevimento vestiti, regali, fiori torte etc.etc..
Fu una grande festa con tanti invitati, venuti da altre città e tanti parenti. Mancava ovviamente mio fratello, di cui non si doveva neanche parlare e c'erano anche tantissimi curiosi, che si affollavano davanti al cancello della villa...
Molti, data la giornata calda, avevano ancora l'ombrellone aperto, poggiato sulle spalle, le borse con gli asciugamani bagnati e tutte quelle cose che, anche allora, si portavano avanti e indietro, ogni giorno dal mare , per stare comodi e divertirsi sulla spiaggia. Era gente che si fermava a curiosare per cercare di vedere gli sposi e gli invitati vestiti da cerimonia .
Un avvenimento mondano di quelli che raramente capitavano da quelle parti.
Villa Livia per quanto abbastanza imponente, si trovava ai margini della Pescara dell'epoca, in una località ancora selvaggia e sconosciuta, chiamata Zanni, dove esisteva solola via Riviera e, alle spalle, la circonvallazione adriatica, dove passava il grosso del traffico automobilistico e anche tantissimi camion con rimorchio.
Non c'erano ancora tutti quei palazzoni di condomini per le vacanze e quegli alberghi enormi e pretenziosi che, poi, hanno reso famoso quel tratto di costa col nome di Montesilvano.Dopo la villa, c'era un tratto quasi disabitato e tanti piccoli stagni palustri e tante canne.
Il buffet invece venne servito dentro la villa e nel giardino di dietro, tra piante e fiori, con tanti camerieriin giacca bianca come si usa...nelle migliori famiglie. POI FINALMENTE GLI SPOSI SI CAMBIARONO D'ABITO E PARTIRONO E CON LORO, LENTAMENTE ...ANCHE GLI OSPITI SE NE ANDARONO. Era sembrato tutto un pochino surreale in un posto cosi': di fronte ad una spiaggia piatta, dorata e infinita, sempre affollata di ombrelloni colorati e sparsi, una spiaggia libera ma frequentata da famigliole che si divertivano a trascorrere le giornata al sole o nell'acqua bassa dove i bambini potevano scorazzare liberamente gridando o rincorrendosi sul bagnasciuga.

Fu comunque un giorno memorabile per Villa Livia:catering di lusso, fatto venire da chi sa dove, sia all'esterno che all'interno della villa,sposa in abito lungo avvitatissimo, cucito dalla famosa sarta Antonelli di Roma, uomini in tight, cappelli a tesa larga per le signore e poi, le due damigelle vestite in modo uguale con una redingot di raso rosa.... cosi diverse tra loro e così imbarazzate ( almeno io ......delle due.)
Ma quello fu anche l'inizio evidentissimo del declino di Villa Livia e dei suoi abitanti. Infatti, dal giorno dopo le nozze, partiti sposi ed ospiti, il silenzio scese e in quei luoghi, dove io, che avevo solo sedici anni,avrei dovuto vivere l'età più bella ,quella delle comitive e degli innamoramenti ....INVECE DA QUEL GIORNO la solitudine cominciò a farla da padrone.
Un silenzio rotto solo da improvvisi alterchi tra i miei genitori stressati e in crisi. All' improvviso nascevano discussioni interminabili, in cui l'argomentoera sempre lo stesso: l'improvvisa e totale mancanza di liquidi, la carenza di soldi e la necessità di far fronte alle richieste delle banche.
Una crisi economica dovuta al fermo dei lavori che mio padre doveva completare e al riaffacciarsi di tutti i problemi che erano stati provvisoriamente accantonati per qualche mese,data l'imminenza del matrimonio della figlia maggiore, un evento sociale tra i più sentitti in tutte le culture e in tutte le religioni, quanto tutto deve brillare e deve essere messo in mostra, perchè gli altri possano vedere e magari invidiare..
PER NOI TRE RIMASTI, voltata la pagina rosa della festa, c'erano lì pronti, sul tappeto, solo conti da pagare e tantissimi problemi che richedevano sollecite attenzioni e, quindi, provvedimenti immediati ed energici andavano presi.
Io, sola in camera mia, passavo il tempo ad ascoltare e cercare di capire: avevo sedici anni, era estate e la mia vita sembrava arrivata ad un bivio. Mia madre, mio padre ed io, ci richiudemmo ognuno in se stesso e ci resto' solo tanto tempo per pensare a quanto assurdo era stato tutto quel festeggiamento, per quanto dovuto e previsto, in un momento così difficile per il lavoro e la carriera di mio padre ingegnere.
ANTEFATTO
POCHI MESI PRIMA C'ERA STATO UN TERRIBILE INCIDENTE NEL CANTIERE DELLA CARTIERA
C.E.L.D.I.T. ALLORA, ANCORA IN COSTRUZIONE Un capannone di ricovero per la paglia, appena costruito e ancora sostenuto dalle impalcature di sostegno del solaio, aveva ceduto improvvisamente sotto il suo stesso peso.,ed un operaio che passava di lì,era morto, colpito da una trave crollata.
Tutto questo avrebbe potuto anche provocare l'arresto nelle ventiquattro ore di mio padre e dell'architetto progettista, che furono consigliati dagli avvocati di allontanarsi almeno per quel primo giorno.
Finalmente, dopo parecchi mesi si arrivo' al processo,durante il quale ,mio padre pote'dimostrare, documenti alla mano, che aveva espresso le sue preoccupazioni sul progetto, gia' molto tempo prima, ma sia la ditta che aveva commissionato la costruzione del capannone, sia l'architetto gliavevano detto di non preoccuparsi e gli avevano dato ordine di andare avanti..con i lavori.
Cosi,dopo il processo, mio padre fu completamente scagionato, poiche' le perizie tecniche misero in luce l'errore dell'architetto che aveva fatto i calcoli del cemento armato e l' assoluta estraneità ai fatti dell'impresa costruttrice che, anzi, aveva cercato, in corso d'opera, di sopperire ai difetti del progetto costruendo dei pilastri di sostegno più forti e con maggiore quantità di ferro del richiesto...

Ma questo non bastò a salvare il cantiere e la carriera di mio padre dal tracollo economico. Ci furono mesi e mesi di lavoro fermo, durante i quali egli non pote' licenziare i dipendenti e l'emorragia di denaro fu enorme. E COSI' MIA MADRE SVENDEVA TUTTI I SUOI GIOIELLI A FRATELLI E PARENTI CHE LI COMPRAVANO AL PREZZO DI ORO NON LAVORATO, PER POI RIVENDERLI GUADAGNANDOCI NON POCO, MENTRE MIO PADRE SI SENTIVA DIRE DALLE BANCHE: "COPRITEVI!" "INGEGNERE, COPRITEVI!"
Questa frase fatidica venne pronunciata dal direttore della banca presso la quale mio padre aveva il fido come imprenditore ed è concedendo questi fidi che le banche SI REGGEVANO ALLORA E SI REGGONO TUTTORA.
Ma quando le cose vanno male e i lavori sono fermi per qualche motivo contingente, le banche di solito non perdono tempo e, al minimo dubbio, si affrettano chiedere rimborsi immediati.... E' PER QUESTO CHE TUTTO IL GUADAGNO DI QUEGLI ANNI---------------- ------------ ------------
DI RIPRESA ECONOMICA, FATICOSAMENTE MESSI DA PARTE DA MIO PADRE PER LA FAMIGLIA, DOPO GLI ANNI DELLA GUERRA E DELLA POVERTA', SPARI' IN MILLE RIVOLI IN POCHISSIMI MESI. MIO PADRE NON FALLI', MA FU COSTRETTO A CEDERE TUTTO QUANTO AVEVA,PER FAR FRONTE ALLA MALASORTE.
Ho ancora una mattonella comprata da mio padre come " memento ".C'è scritto: " La banca è il luogo dove ti danno l'ombrello, quando c'è il sole e te lo tolgono quando piove!"
Valentina Igoshina suona Fantasia Impromptu di Chopin