Inoltre per quanto si dica che " verba volant, scripta manent!" qui , in internet, anche lo scritto tende a prendere il volo inopinatamente: infatti non si sa neanche bene, per quanto tempo quello che uno scrive, rimane " on line ". Comunque, è sempre possibile che qualcuno possa per caso o volutamente entrare in queste pagine e approfittare dell' opportunità di leggere qualche riga. Chi sa, potrebbe magari trovarvi qualche cosa di interessante da leggere, o forse, potrebbe darsi alla pura e semplice ricerca di errori e imprecisioni.....che sicuramente non mancheranno. Non credo di essere molto ferrata in storia e normalmente tendo ad evitare accuratamente di citare date e nomi, sperando, in tal modo, che, i miei errori si limitino solo alla ortografia e la grammatica. Il consiglio che posso darvi ( se il mio modo di pensare vi urta o non condividete quello che ho scritto ) è di lasciare perdere o, se volete di scrivermi una e mail: privatamente posso anche accettare commenti malevoli.
Io desidero solo lasciarmi trasportare dai ricordi del mio passato, e, senza neanche tentare di mettere un po' d' ordine, scriverne e commentarli cosi' come si presentano alla mia mente....per lasciare una testimonianza del mio passaggio ..in punta di piedi su questa terra......
I miei personali ricordi che niente anno a che spartire con le gesta e le retoriche che, da sempre, accompagnano i cosidetti grandi uomini.
Io sono sempre stata solamente una comune casalinga napoletana e non ho mai ambito ad essere niente di più, ma con una particolarità alla quale non rinuncerei mai,il desiderio di pensare con la mia testa. Non amo anzi, non sopporto chi vuol tentare di convincermi: non desidero intavolare discussioni su politica e religione. Non credo se non in quello che vedo e sento:non mi piacciono quelli che tentano di infiocchettare i loro pensieri, convinti di essere i veri ed unici depositari della verità.


Pescara, la bella e ridente cittadina, dalla spiaggia immensa...sconfinata, cui è legata tutta la mia infanzia e la mia giovinezza.
Li' ho trascorso anni importanti della mia vita, che mi hanno lasciato dentro una sorta di malinconia, ma anche una grande sicurezza e serenità. AVREBBE POTUTO ESSERE UNA VITA FELICE SEMPRE PER TUTTI SE NON CI FOSSE STATA LA GUERRA. Hitler conquistò il potere cavalcando lo scontento e l'orgoglio ferito del popolo tedesco, a causa della sconfitta nella prima guerra mondiale e della grave crisi economica che affliggeva la Repubblica di Weimar. Sfruttando la sua abilità oratoria e facendo leva sull'insoddisfazione delle classi medie, presentò un manifesto politico intriso di nazionalismo, anticomunismo e antisemitismo, e dopo alterne vicende (fallito Putsch nel '23, con conseguenti otto mesi di carcerazione) arrivò alla Cancelleria nel 1933 e instaurò la dittatura nel 1934, assumendo anche la carica di capo di stato.


Nuove armi, sempre più potenti e distruttive, come la bomba atomica furono sperimentate anche contro la popolazione civile. Parallelamente alla guerra si consumarono altre tragedie, come l'olocausto del popolo ebraico, i massacri di popolazioni inermi ed i devastanti bombardamenti di obbiettivi civili. Le vittime del conflitto, militari e civili, furono decine di milioni; le perdite materiali e le sofferenze delle popolazioni, gigantesche ed incalcolabili, di gran lunga più numerose di tutte quelle accumulate nei precedenti conflitti della storia. Quando nel 1945, la guerra si concluse, ad essa avevano preso parte 61 nazioni ed oltre 100 milioni di uomini; 55 milioni erano state le vittime e buona parte dell'Europa e del Giappone erano ridotti a cumuli di macerie. La seconda guerra mondiale, iniziata il 1º settembre 1939 con l'invasione della Polonia da parte dell'esercito tedesco, si estese progressivamente con l'entrata in guerra di Gran Bretagna, Francia, Italia, Unione Sovietica, Giappone, Stati Uniti e di molti altri paesi di ogni continente. Dopo sei anni di incalcolabili sofferenze e distruzioni, si concluse in Europa l'8 maggio 1945 con la resa incondizionata della Germania e nell'area del Pacifico il 15 agosto dello stesso anno con la capitolazione del Giappone, colpito pochi giorni prima dagli unici due bombardamenti atomici della storia.
Ricordo poi mio padre, che mano mano che le cose cominciavano a precipitare, a sera, trasportava per le scale la grossa radio dell'epoca, aiutato da altri condomini, e si sintonizzava su stazioni non di regime, per ascoltare notizie. Ricordo sopratutto il suono martellante di quella che allora si credeva fosse RADIO LONDRA. Le trasmissioni in italiano di Radio Londra erano aperte dalle prime note della 5ª Sinfonia di Beethoven (molto probabilmente perché codificavano, scandite secondo l’alfabeto Morse - la lettera "V", iniziale di "Victory", sempre ripetuto da W. Churchill.
Radio Londra era l'insieme dei programmi radiofonici trasmessi, a partire dal 27 settembre 1938, dalla radio inglese BBC e indirizzati alle popolazioni europee continentali. Molto probabilmente, l'idea di fondo fu offerta dagli italiani. In Italia, Radio Bari trasmetteva un apprezzato programma in arabo verso le colonie britanniche del Medio Oriente, dove la classe medio alta diventò ben presto un pubblico attento ed interessato.
Le trasmissioni in lingua italiana della BBC iniziarono con la crisi di Monaco. Con lo scoppio delle ostilità, nel 1939, Radio Londra aumentò le trasmissioni in italiano fino ad arrivare a 4,15 ore nel 1943. La fortuna delle trasmissioni di Radio Londra deriva dal fatto che il Ministro della Guerra britannico, anziché gestire in proprio le trasmissioni di propaganda, le abbia affidate ad un ente autonomo, la BBC, già allora fiera per il proprio stile giornalistico indipendente, secondo il quale le notizie venivano separate dai commenti. La redazione di Radio Londra diventò famosa per la sua tempestività nel trasmettere informazioni nel mondo, con il suo tipico stile inglese, diretto e pragmatico. Nel Servizio Italiano si impone la carismatica figura del Colonello Stevens – il famoso "Colonnello Buonasera" – ufficiale militare britannico a Roma, che, grazie ai suoi commenti pacati e ragionevoli, ben diversi dalle prosopopee fasciste, trasmetteva un senso di serenità e speranza nel futuro. Altra figura carismatica si rivelò Candidus (pseudonimo di John Marus), che, con la sua dialettica spietata, smascherava ogni tentativo della propaganda nazi-fascista di raggirare la realtà e la gravità della situazione.
Inoltre, il ruolo in guerra di Radio Londra diventa cruciale nello spedire messaggi speciali, redatti dagli Alti comandi alleati e destinati alle unità partigiane in Italia.


SENTIRE LE NOTIZIE E CI OBBLIGAVA AD UN ASSOLUTO SILENZIO. NOTIZIE DI VITTORIE SUI VARI FRONTI,CHE POI SOLO MOLTO TEMPO DOPO, CAPIMMO, NON ESSERE VERE.RADIO LONDRA, INVECE, CHE SI ASCOLTAVA DI NASCOSTO, IN SILENZIO E AL BUIO, SUL TERRAZZO,PARLAVA ANCHE ESSA DI VITTORIE MA A VINCERE SEMPRE ERANO I NOSTRI NEMICI A CUI MUSSOLINI AVEVA DICHIARATO GUERRA.. Le trasmissioni in italiano della BBC ebbero inizio il 27 settembre 1938, al momento culminante della crisi di Monaco. Fu allora che il Governo chiese all'ente radiofonico britannico di trasmettere il discorso rivolto alla nazione dal Primo Ministro Chamberlain in francese, tedesco e italiano. Occorreva improvvisare questa trasmissione; e da questa improvvisazione ebbero inizio i Servizi Europei della BBC - di cui la sezione italiana fu una delle prime e più importanti componenti. Con lo scoppio delle ostilità, nel 1939, le trasmissioni aumentarono di numero e di ampiezza; il Servizio Italiano da un quarto d'ora al giorno passa ad un'ora e mezza nel maggio del 1940, e cresce per stadi, fino ad una punta di una ventina di trasmissioni al giorno, per un totale di 4 ore e un quarto, nell'agosto del 1943 Per molto tempo, la redazione notizie di Radio Londra non ha molto di buono da riferire: ma anche se le notizie sono cattive, le trasmette prima degli altri e nella forma più esauriente possibile. Ha un suono bizzarro e inconsueto per gli ascoltatori dell'Europa di Hitler e Mussolini questa radio che trasmette, senza ricami, notizie avverse: ma è un fato che finisce per rafforzare il credito di Radio Londra. Quando, in seguito, le notizie diventano buone, tutti ci credono. Il successo di Radio Londra derivò dal fatto che il governo inglese invece di gestire in proprio la propaganda radio la affidò alla BBC. Ente autonomo, geloso della sua indipendenza redazionale, la BBC applicò alle trasmissioni estere i propri criteri tradizionali: le notizie vanno tenute rigorosamente separate dal commento.
Nel Servizio Italiano c'è un personaggio che si imponte all'attenzione degli ascoltatori: il Colonnello Stevens, soprannominato "Colonnello Buonasera" per la maniera che ha di iniziare i suoi commenti: gli ascoltatori indubbiamente se lo immaginano alto, biondo, tipicamente inglese. Era invece un uomo di statura media dal colorito mediterraneo; già Addetto Militare britannico a Roma, riflette la sua origine anglo-napoletana nella parlata, in cui l'accento inglese è ricco di materne sfumature partenopee. La popolarità di Stevens fu enorme: "Viva il Colonnello Stevens", videro scritto a lettere giganti sul dorso di una collina le truppe alleate al loro sbarco in Sicilia. Più che persona, in realtà, il famoso colonnello fu un fenomeno creato dalla radio: perché se Stevens era la voce, le parole, il pensiero erano di Aldo Cassuto, un triestino che già aveva lavorato alla redazione de "Il Piccolo". La sua abilità consisteva non solo nella superba dialettica dei suoi commenti, ma nella capacità di redigerli in uno stile adatto alla "personalità" del Colonnello.
Era un tono pacato e ragionevole, ben diverso dalla violenza verbale degli striduli commentatori fascisti: un tono carico di promesse implicite di un futuro roseo non appena l'Italia fosse rientrata negli schemi tradizionali, non appena corretta quell'aberrazione della guerra, voluta dal regime, e ancor più dai veri "cattivi", i tedeschi di Hitler. Completamente diverso lo stile di un altro commentatore di Radio Londra, Candidus (pseudonimo di John Marus), inglese di passaporto, veneto di origine, le cui taglienti e sferzanti trasmissioni gareggiarono di popolarità con quelle di Stevens. Senza mai scendere a polemiche con i propagandisti fascisti e nazisti, Candidus svelava in pieno le loro menzogne, li inchiodava spietatamente al muro con la sua parola semplice, del tutto sfornita di tirate oratorie, ma secca e tagliente come uno scudiscio. Altra voce intransigente, quella di Paolo Treves, votato al Socialismo e destinato, dopo l aguerra e fino alla sua immatura scomparsa, a distinguersi nella vita politica della Repubblica. Vogliamo ricordare anche, nella prima fase della guerra, le conversazioni del "Cittadino Britannico", il noto giornalista inglese Cecil Sprigge; e negli ultimi anni del conflitto quelle dell' "Osservatore Londinese" (Livio Zeno Zencovich) di Umberto Calosso, di Ruggiero Orlando; e i monologhi pieni di buon senso e scintillanti di fiorentina arguzia dello "Uomo Qualunque" (Elio Nissim). Oltre ai commenti politici, c'era poi tutta una serie di programmi speciali: "l'Osteria del Buon Umore", dove, come informava il ritornello, "si può dire la verità": Niente tedeschi,niente censura,niente paura,e allegri si sta;
il "Sottovoce", conversazione che si immaginava avesse luogo in Italia tra un antifascista acceso (Paolo Treves), un antifascista moderato (Leo Shepley), e un ingenuo ‘benpensante' che non sa credere al dramma del fascismo (Tony Lawrence); la "Conversazione dell'Asse", che simboleggiava i rapporti tra Germania e Italia, ed era un dialogo tra Herr Bacher un industriale tedesco prepotente e grossolano (interpretato mirabilmente da George Weidenfeld, oggi il noto editore londinese Lord Weidenfeld) ed il Commendatore Mancini, il suo disorientato interlocutore italiano (parte svolta da Uberto Limentani, che doveva seguito diventare titolare della cattedra di Italiano all'Università di Cambridge). Col progredire della guerra su suolo italiano si diradano i programmi variati e leggeri. Cresce invece a dismisura il numero di messaggi speciali, quelle comunicazioni enigmatiche e affascinanti ("il maggiore con la barba", "la gallina ha fatto l'uovo", "la vacca non dà latte") destinate alle forze della resistenza.
Oggi tutti conoscono le funzioni di questi messaggi: si riferivano al paracadutare di viveri, armi e uomini, a spostamenti di unità, ad operazioni belliche: ma all'epoca i messaggi erano circondati dal segreto militare più assoluto. Li consegnava in redazione una staffetta motociclistica del Ministero della Guerra; l'annunciatore aveva giusto il tempo di dare un'occhiata al lungo foglio, prima di darsi alla lettura di diecine e diecine di messaggi, con il senso di compiere una mansione di vitale importanza. I messaggi, da poco usciti da una telescrivente militare, spesso inviati da partigiani su una radio da campo, giungevano sovente a destinazione scorretti e persino incomprensibili; e il povero annunciatore doveva cercare di rimediare in qualche maniera, con l'incubo che il suo operato potesse causare una catastrofe. strong>Radio Londra contribuì alla vittoria alleata: una gran parte della popolazione italiana si rivolgesse per sei anni alla BBC per avere notizie attendibili è un fatto incontrovertibile. Il segreto del suo successo era quello di attenersi ai fatti; ammettere le sconfitte ....così come si annunciavano le vittorie. Dire la verità: cose queste di cui gli italiani erano assetati.